23 maggio 2015

Epitaffio per i vivi La fuga di Christa Wolf

Pubblicato in Recensioni

Fuggire. A volte lo si desidera per evadere da una realtà che non ci soddisfa o di fronte a problematiche che non vogliano affrontare. Talvolta lo si fa per necessità, per evitare un pericolo e scappare in un luogo più sicuro. A quindici anni non è semplice abbandonare tutto e rinunciare a quelle piccole certezze accumulate fino a quel momento, per lasciarsi tutto alle spalle. Christa Wolf, la più nota scrittrice tedesca contemporanea, narra attraverso questo breve racconto autobiografico (preludio di Trama d’infanzia) i sacrifici patiti durante la sua giovinezza.

Epitaffio per i vivi La fuga di Christa WolfCi troviamo nel gennaio del 1945, nel pieno dell’offensiva strategica che portò le forze armate dell’Unione Sovietica a combattere contro le truppe tedesche per l’invasione della Germania. Tali rappresaglie portarono i civili tedeschi ad abbandonare le proprie abitazioni per dirigersi verso zone di maggior sicurezza. Christa racconta in prima persona il disagio di dover lasciare tutto: la casa, gli oggetti, gli amici.

Tutti avevano esperienze di fuga, tutti se n’erano stati svegli la notte a chiedersi se indossare due pullover uno sopra l’altro […] sopra i letti di legno dei miei nonni era appeso un paffuto angelo ricamato che appoggiata il mento  sulla mano e rifletteva sul motto: Anche se la speranza leva la sua ultima àncora, non scoraggiarti

Inquadrata nei rigidi dogmi hitleriani, la giovane Christa fa emergere, tra le righe, quella necessità di essere forte e coraggiosa che caratterizza tutta la linea di pensiero del dittatore più temuto di tutti i tempi. Durante tutto il racconto tale sensazione si contrappone a quel senso di inutilità e di ricerca del significato di questo grande sacrificio che colpì, in quegli anni di fuoco, migliaia e migliaia di famiglie tedesche. 

È come se, velatamente, l’autrice si chiedesse: “Questa fuga ha un senso?“. Molte cose non sono chiare, ci si domanda il perché di alcune decisioni prese da chi detta le regole del gioco. Quando ci si affida a qualcuno dalle idee folli, si corre il rischio di rimanere intrappolati nella sua stessa tela.

Il nostro Führer era un quadro a olio formato 60×40 , sui toni del grigio […] Non ci guardava  […] e ci mostrava il naso forte e dritto di profilo e un unico occhio grigioazzurro che era fisso e al quale perciò attribuivamo fermezza 

La fretta in cui viene organizzata la fuga non lascia spazio a grandi descrizioni ma solo a brevi frammenti di ricordo, attraverso i quali l’autrice ha tratteggiato cicatrici indelebili di storia. I suoi ricordi sono graffianti come cocci di un vaso rotto ed irrimediabilmente perso per sempre.

Nonostante ciò, Christa sembra non abbattersi mai. Reagisce all’esodo forzato attraverso una presa di coscienza della situazione di provvisorietà della vita. Racconta, attraverso dei flashback, stralci di un passato complesso e di un’adolescenza rubata. La sua memoria narra di genitori, umili ed instancabili lavoratori, che le hanno insegnato a cavarsela sempre, senza arrendersi mai.

Era fondata, dunque, la sensazione di potermi privare di tutto, di non dovermi aggrappare a niente

Questo mio primo approccio con questa scrittrice tedesca è risultato più che positivo. Ho amato la sua schiettezza. La sua narrazione è veritiera e lucidissimaEpitaffio per i vivi La fuga di Christa Wolf rappresenta quasi una missione attraverso la quale l’autrice sente la responsabilità di raccontarci, con assoluta sincerità,ciò che è realmente accaduto; quella cruda verità che nessun libro di storia potrà mai illustrare con la stessa autenticità di una testimone di quindici anni e della sua esperienza diretta.

Una giovane tedesca non ha paura.  […] L’orrore è il sentimento peggiore

È dura riuscire ad essere forti, senza scoraggiarsi, quando là fuori tutto è morte, distruzione, guerra. Ma Christa è una ragazzina astuta, amante dei libri ed attenta osservatrice di una realtà che annienta la sensibilità della gente, rendendola dura, indifferente.

Il tutto è narrato con estrema cognizione sebbene, in alcuni passaggi, l’autrice sia quasi sul punto di esplodere, riversando in un fiume di lacrime tutta quella sofferenza e quel disagio che il regime nazista non le ha permesso di esprimere. La sua mente però è salda, tenace, ben educata a non lasciar trapelare troppe emozioni.

Le ripercussioni di questo epitaffio sono tangibili e si riflettono su quei “vivi” che, su quel sottilissimo confine tra la speranza e la disperazione, hanno perso tutto, compresa la propria dignità.

Gli spari sempre più vicini aboliscono le leggi alle quali ci si è sempre attenuti e l’immagine che tutti hanno fissato come ipnotizzati svela un asse longitudinale, sul quale ruota mostrando il suo rovescio orrendo, selvaggio

Alessandra Voto© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata 

  1. Elena ha detto:

    Ale questo è già nella mia lista, mi incuriosisce questa scrittrice :-)

  2. Virginia ha detto:

    Ciao Ale, spero che il fine settimana sia stato rilassante… il mio non tanto (ancora un sacco di cose da fare nella casa nuova), ma è stato comunque bello e produttivo. Non ho mai letto nulla di questa autrice, però la tua recensione mi ha fatto venire voglia di rimediare al più presto! Mi spiace per il problema che vi sta causando wp :(
    Bacioni

  3. mairitombako ha detto:

    E SERENO FINE SETTIMANA.

    UN CARO ABBRACCIO

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