29 aprile 2019

I Social? Uno specchio dei desideri

Pubblicato in WOR(L)DS SOCIAL MEDIA LIFESTYLE

I Social? Uno specchio dei desideriSpecchio specchio delle mie brame, chi è il più Influencer del reame? Recita così la nuova Bella Addormentata 3.0, quella che sta sempre con lo smartphone in mano e scrolla dalla mattina alla sera (no, “scrolla” non è una parolaccia ed è quello che fai anche tu dalla mattina alla sera. Confessa!).

Non c’è nulla da fare, ormai siamo totalmente rapiti dai Social (scrivimi pure quante ore al giorno passi su Instagram, vediamo se ne hai il coraggio!). Più, intontiti, scorriamo feed e mettiamo like e più perdiamo il senso dello stare al tempo presente.

 

Tra (falsi) jet privati e (falsi) cappuccini a colazione

Leggevo di un’azienda russa che ha lanciato il business delle foto fasulle a bordo di jet privati. Praticamente c’è chi paga centinaia di euro per farsi immortalare su jet di lusso (che non decollano nemmeno per finta), per poi pubblicare la foto su Instagram e ottenere migliaia di like e followers.

E vogliamo parlare di tutte le colazioni finte (con cappuccini finti, creati con PicsArt), tavole imbandite a festa anche in un giovedì qualunque, outfit perfetti come sulle copertine di Vogue America, inquadrature e luci

Instagram è marketing e lo sappiamo ormai tutti. Nulla di male in questo. Se non fosse per questa (malsana) tendenza a voler portare tutto all’eccesso.

 

La percezione di ciò che (a volte) non esiste

Mettere in scena una farsa, come a teatro, alla lunga può stancare. Si finisce per non prestare più davvero attenzione a nulla, si tende ad estraniarsi, a riflettere sulla propria situazione. Questo perché tendiamo a dare più importanza “al percepito” piuttosto che al reale.

Pur di non fare i conti con la realtà preferiamo convivere con la finzione, spacciando per autentiche le ricostruzioni ritoccate o distorte su cui basiamo la nostra visione del mondo. (Massimo Gramellini) Condividi il Tweet

A livello emotivo questa cosa può giocare brutti scherzi. Può rivelarsi una vera e propria trappola mentale. Spesso le foto che vediamo e ammiriamo ci rendono una visione distorta della realtà. Ma la percezione che noi abbiamo di tutto questo è reale. Soprattutto se segui un profilo da tempo e, magari, ti sei affezionata/o a quella persona. 

Finisci con il pensare: “La sua vita è perfetta, la mia no. La sua casa è perfetta, la mia no. Lei ha sempre tutto in ordine, io ho lo stendibiancheria in mezzo alla sala. Lei è sempre truccata e pettinata, io sembro scappata di casa. Io lavoro come una matta e mi ritrovo puntualmente con un pugno di mosche in mano“.

Tu pensi che tutto ciò che vedi sia vero, ma non lo è. Quindi entri nel loop della frustrazione. Ti senti inadeguata/o, sfigata/o.

 

Bello a tutti i costi?

Leggendo qualche post, ho notato che su Instagram (e non solo) c’è la tendenza a voler mostrare solo il bello. Solo le cose perfette, le “ciambelle” venute bene, il nostro profilo migliore. Io non sono del tutto d’accordo. Forse perché caratterialmente non riesco a tenermi dentro niente, prima o poi devo far emergere ciò che ho dentro, in un modo o nell’altro.

Sono per la condivisione sana della nostra (umana) quotidianità. Sono dell’idea che condividere anche le nostre (piccole o grandi) “disavventure” sia utile, non solo per chi scrive (per ridimensionare o provare ad “alleggerire” il peso di quella difficoltà), ma anche per chi legge. In primis perché è giusto mostrare il proprio lato umano, quello che sbaglia, che lotta, che si rialza; ed anche per non rendere questo luogo virtuale solo uno “specchio dei desideri”, rischiando di sentirsi inadeguati qualora la tua vita non fosse “editata” alla perfezione come in quella foto alla quale hai appena lasciato un like.

I Social Uno specchio dei desideri

Ovviamente non sto dicendo che una gallery debba diventare un piagnisteo, una sagra della polemica quotidiana , un’occasione per inventare melodrammi o condividere l’intera nostra esistenza in stile “90°minuto“, al contrario, dovremmo solo provare ad essere un po’ più sinceri con noi stessi.

Mostrarci per quello che siamo, con tutto il nostro bagaglio di imperfezioni, gioie, timori, preoccupazioni, sorrisi e affanni, personali o lavorativi. Siamo umani. Sì, anche su Instagram. Naturalmente non c’è una versione giusta o sbagliata; ciascuno decide se fare della propria gallery un romanzo fiction o un’autobiografia. Entrambe belle “letture”, dipende cosa stiamo cercando.

 

E tu? Che filtro hai?

Applicare filtri: ecco cosa facciamo ogni giorno. E non parlo solo del filtro Clarendon (o degli altri millemila tipi diversi), di VSCO o presets acquistati per pochi spiccioli. Tutto sommato questi filtri, se ben dosati, rendono piacevole l’immagine. Il problema sorge quando finiamo per applicarli su noi stessi, sulla nostra personalità, sul nostro modo di vivere, di pensare, di interagire.

Noi siamo ciò che fingiamo di essere, quindi dobbiamo essere attenti a ciò che fingiamo di essere. (Kurt Vonnegut) Condividi il Tweet

Esagerare con l’editing ci rende fintamente perfetti. Mostrare solo il nostro “profilo migliore” è umano: vogliamo piacere ed essere accettati dalla società. Trovo sia più utile mostrare entrambe le facce della medaglia. Se c’è un problema, parliamone. Se la giornata è andata storta, discutiamone. Se quel progetto ha preso una piega diversa e presenta qualche sbavatura, rivediamolo insieme. Il tuo problema può essere il mio problema. Quella difficoltà che tu stai vivendo oggi, io potrò viverla domani (o, magari, fa già parte del mio ieri). 

Aiutarsi, condividere gioie e dolori fa bene a tutti. Condividere solo il bello fa bene solo temporaneamente. Funge da cerotto, ma non va a curare la ferita.

 

Propongo la “patente Social” per tutti!

Sono sempre più convinta che ci debba essere una sorta di “patente Social“, ovvero un’autorizzazione necessaria per poter “condurre” il veicolo-Social, che ci permetta di utilizzarli adeguatamente. La prima regola da imparare per “prendere la patente” dovrebbe essere proprio quella di non credere a tutto ciò che vediamo.

Il senso di tutto questo è pur sempre interagire (infatti si chiamano social e non a-social o individual), ma in un contesto nel quale tendiamo a vedere solo “il bello”, è facile sentirsi soli pur essendo online (e, potenzialmente, a contatto con milioni di persone).

Tutti noi usiamo i filtri, ma allo stesso modo è giusto “filtrare” anche gli stimoli che provengono dal feed. Senza permettere a ciò che vediamo di minare in alcun modo la nostra autostima.

Quando la necessità ci costringe a usare parole sincere, cade la maschera e si vede l’uomo. (Lucrezio) Condividi il Tweet

 

Segui…il tuo istinto

Quindi, chi seguire? Quella gallery super bella, ma troppo artefatta? Quel profilo semplice, ma un pochino noisetto? Al di là della qualità fotografica, io ho iniziato a seguire solo chi mi dà ispirazione, chi mi regala un sorriso, chi mi fa riflettere su tematiche utili. La prima cosa da seguire è sempre l’istinto. Se “a pelle” ti sento a me affine, sicuramente continuerò a seguirti con piacere. Continuerò a pubblicare “il bello e il brutto” della mia vita e del mio lavoro, come ho sempre fatto (se vuoi farlo anche tu, condividi con me le tue riflessioni con l’hashtag #metticiemozioni perché “Mettici emozioni” deve diventare il nostro mantra, il nostro “motore” di condivisione, non credi?). 

E tu? Preferisci seguire solo chi, in un modo o nell’altro, dà voce ai tuoi desideri oppure preferisci creare un profilo davvero in linea con te, tra gli alti e bassi della vita?

Alessandra Voto

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata 

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