28 febbraio 2015

Orizzonte Giappone di Patrick Colgan

Viaggio fra cultura, cucina e natura di un paese all'apparenza incomprensibile.

Pubblicato in Recensioni WOR(L)DS VIAGGI

Oggi partiamo insieme con un bel libro di viaggio Orizzonte Giappone di Patrick Colgan. Un ottimo spunto per tutti gli amanti dei viaggi e del Giappone!Orizzonte Giappone di Patrick ColganQuando si è un profondo conoscitore dell’argomento del quale si sta parlando, lo si percepisce immediatamente. Patrick Colgan, giornalista e blogger bolognese, è un vero intenditore di viaggi ed il suo libro Orizzonte Giappone ne è la prova. L’autore inizia con un’osservazione su alcuni aspetti tipici della cultura nipponica e lo fa in maniera pulita, essenziale, attraverso descrizioni pratiche ed efficaci. Patrick racconta il proprio approccio nei confronti di un Paese, da lui visitato sei volte, che continua a regalargli nuovi scorci ad ogni visita.

Orizzonte Giappone di Patrick Colgan

Hiroshima: il parco della Pace. Foto di Patrick Colgan (2011) dal blog “Orizzonti”

Il suo racconto di viaggio è preciso e puntuale, come l’esposizione chiara di un bravo reporter ma, al contrario di quest’ultimo, Patrick Colgan ci rende partecipi anche di un turbinio di emozioni che lo rapiscono trasportandolo laggiù in mezzo all’oceano Pacifico, dove un kimono, un giardino zen o un ramen perfetto hanno la capacità di destarlo dai propri pensieri quotidiani. L’osservazione dell’hanami (la fioritura dei ciliegi) a Kyoto può diventare un modo per mescolarsi tra la folla e perdersi in essa con gli occhi rivolti al cielo. Sfrecciare ad Hiroshima con il modernissimo Shinkansen (treno ad alta velocità)  può essere un occasione per frenare la fretta tipicamente occidentale e fermarsi a riflettere sulla provvisorietà della vita e sulla ferocia dell’uomo. Arrivare alle isole Okinawa significa spingersi ai confini del mondo e lasciarsi andare all’ascolto di ciò che ci circonda, lontani dal chiasso delle metropoli, anche se talvolta ciò significa fare i conti con sé stessi.

[…] è proprio la voglia di arrivare ai bordi delle cartine, di “smentire” e contemplare i brevi paragrafi dedicati nelle guide ai posti fuori dalle strade più battute. Sentirmi un punto nel nulla mi dà le vertigini. Non riesco a descrivere in altro modo quel brivido di emozione irragionevole, lo stesso che provavo da piccolo tirandomi la coperta sopra la testa ed immaginandomi in una tenda al Polo Sud. E viaggiando inseguo continuamente questo sogno di bambino.

Fermarsi laddove lo tsunami ha distrutto tutto non è solo un voler ricordare ma rappresenta la speranza di non dover mai più assistere ad una distruzione tale. Per fare ciò è necessario rendersi predisposti all’ascolto di tutto ciò che ci circonda: un uomo che parla una lingua diversa, un bosco, una strada scolorita, una casa abbandonata, il mare.

L’autore è desideroso di ritornare a casa con qualche fotografia in meno nella macchina fotografica ma con un bagaglio pieno: ricco di nozioni, domande, risposte, emozioni che, mescolandosi nel trolley con la biancheria sporca, possano davvero arricchire il “rullino” della nostra esistenza.

Scatto foto, moltissime, poi capisco che questo momento sta scivolando via, non è così che troverò l’immagine che sto inseguendo. Metto via la macchina e immergo gli occhi nel blu, cerco di rallentare il tempo, di trattenerlo, vorrei che questo viaggio non finisse.

Al di là degli itinerari intrapresi dall’autore e dalle belle fotografie che corredano il libro, ciò che mi ha maggiormente colpita di questa lettura è sicuramente quello slancio positivo che il lettore percepisce tra le righe. Patrick si spinge (e ci spinge) volutamente oltre i confini standardizzati, al di là di quello che può sembrare l’orizzonte come punto di arrivo.

L’autore, da buon viaggiatore e conoscitore del mondo (ed in particolare di questa parte del mondo), sa bene che, se si desidera davvero afferrare l’essenza di un popolo e di una nazione, spingersi oltre le canoniche “frontiere” è necessario. Tale “esercizio” è utile non solo al turista per “fotografare” realmente un lato poco conosciuto del Paese nel quale è ospite, ma è utile anche e soprattutto per colui che di quel viaggio vuole farne un tassello della propria esistenza, un mattoncino della propria anima.

Patrick ci induce a non credere agli stereotipi sul popolo giapponese e ad abbandonare il giudizio; ciò significa riuscire a trovare nel viaggio quella consapevolezza di sé che solo la vera percezione del mondo e del “diverso” possono suscitare.

Come afferma Colgan anche all’interno del suo blog: “un viaggio in Giappone è un’iniziazione che non ha mai fine“. Per quanto si possa frequentare un determinato luogo, è sempre bello potersi stupire di un nuovo aspetto fino ad allora nascosto ai nostri occhi.

Per chi volesse approfondire ulteriormente l’argomento o per chi ha in programma un viaggio verso il Sol Levante, vi consiglio di visitare il blog di Patrick Colgan: Orizzonti. Troverete moltissimi itinerari, consigli utili e bellissime immagini scattate direttamente dall’autore durante i suoi viaggi (in Giappone e non solo).

Alessandra Voto© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata 

  1. Concordo con te, Patrick. Sicuramente parlare di ‘racconto di viaggio’ non rende giustizia al contenuto stesso. Come giustamente afferma Newwhitebear il voler inserire un libro in un genere preciso toglie un po’ di quella “magia” che un viaggio porta con sé. Allo stesso tempo è anche vero che scrivere di un viaggio significa imprimere delle immagini di esso su un foglio, esattamente come una fotografia. Il bello di leggere un libro che racconta di un viaggio è proprio questo: lasciarsi trasportare da chi scrive in un mondo ed in una cultura che, magari, non avremo mai l’occasione di conoscere dal vivo (o al contrario, qualora dovessimo visitare lo stesso posto potremmo confrontarci con il pensiero dell’autore).

  2. newwhitebear scrive:

    Uno dei problemi che afflige la letteratura è quella di voler incasellare ogni opera in un genere col rischio di ghettizzare l’opera stessa.
    Naturalmente tu hai giustamente scritto che la letteratura di viaggio ha molte sfaccetature col rischio di trasformare in uno stereotipo l’opera stessa. Su questo concordo, perché ogni opera va giudicata per il suo contenuto e non per il genere.

  3. patrick scrive:

    Ho scritto e cancellato più volte questa risposta. Non volevo dare l’impressione di tirare acqua al mio mulino, quando in realtà semplicemente mi appassiona il tema e mi piace confrontarmi.
    Io sono convinto di una cosa, che la letteratura di viaggio non possa essere una semplice descrizione di un percorso e magari degli incontri e delle esperienze che si fanno, per quanto possano essere interessanti.
    Il viaggio come esperienza umana offre spunti per una meditazione più ampia sulla vita, sull’esistenza, sulla storia e sulla letteratura (che poi possono essere anche tutti sinonimi in un certo senso) anche – ma non solo – attraverso il confronto con una diversa cultura o un diverso paesaggio. E’ un obiettivo ambizioso e non riguarda il mio esile libretto, del quale non sto parlando, ma con il quale si sono confrontati molti grandi della letteratura: da Twain a Naipaul, da Goethe a Saramago fino ai nostri De Amicis e Magris solo per citarne alcuni.
    Questo solo per dire che un ‘racconto di viaggio’ secondo me non descrive bene il genere, è molto limitativo, filtra il mondo attraverso gli occhi dell’autore come qualsiasi opera di narrativa.
    Scusate la prolissità del commento, quando parlo o scrivo di libri divento prolisso :)

  4. patrick scrive:

    Un Paese davvero splendido e accogliente, merita davvero il viaggio. E’ un viaggio ricco e profondo.

  5. tramedipensieri scrive:

    Ecco questo lo devo acquistare…mi pare lo avesse inserito in un commento al mio blog…se non ricordo male….

    Grazie di avermelo ricordato
    Complimenti per la recensione!

    Ciao
    .marta

  6. newwhitebear scrive:

    I racconti di viaggi non mi hanno entusiasmato mai e questo non fa l’eccezione, nonostante tu abbia scritto una recensione coi fiocchi.
    Sereno fine settimana

  7. venereisterica scrive:

    Ad Agosto sono stata finalmente in Giappone! Credo comprerò questo libro che sembra molto interessante anche perché conto di ritornarci nuovamente :-)

  8. Mi piacerebbe tanto visitare il Giappone … magari inizio a leggere il libro ! Come sempre una recensione perfetta! Baci tesoro … buon weekend

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