26 aprile 2017

Quando una mamma deve scegliere tra lavoro e figli. Perché nel 2017?

Pubblicato in WOR(L)DS Mamme & Bimbi LIFESTYLE

Una mamma nasce quando mette al mondo un bambino. Una mamma nasce quando accudisce un bambino. Una mamma nasce quando la sua attenzione non è più solo rivolta a se stessa e alle sue attività bensì a quelle di un piccolo essere umano che è entrato nella sua vita. Una mamma nasce tutti i giorni.

  Tutti i giorni una mamma deve affrontare mille incombenze, dentro e fuori casa. Una fra queste è il lavoro. Già, il lavoro. Una mamma desidera poter gestire entrambe le cose: figli e lavoro. Perché lei è piena di risorse, carica di energia, una leonessa che sa affrontare mille situazioni (anche contemporaneamente!).

Quando una mamma deve scegliere tra lavoro e figli. Perché nel 2017?

Ma come si fa se la mamma in questione lavora per un’azienda che non le offre un briciolo di flessibilità? Come si fa se il lavoro non è sotto casa ma ad 80 Km?  Come si fa se non si hanno i nonni a disposizione per poter badare al bimbo durante la sua assenza?

 Semplice. La mamma si ritrova a dover scegliere tra:

  • OPZIONE A : svegliarsi alle 5 del mattino, armarsi di coraggio e partire per recarsi in ufficio, lasciando il bambino al papà che lo accompagnerà al (costosissimo) nido, andandolo a riprendere alle 16 per lasciarlo fino alle ore 20 ad una (costosissima) babysitter o (per i più fortunati!) alla nonna (e se la nonna non c’è o lavora? Già, sapete, le nonne lavorano! …considerando che l’età pensionabile per le donne, ad oggi, è di quasi 70 anni!). Vedere tuo figlio alle ore 20, dargli un bacio e metterlo a letto (per poi rivederlo alle ore 20 del giorno successivo).
  • OPZIONE B : licenziarsi

 

L’utopia dello Smart Working

Le aziende italiane non hanno ancora capito che andare al lavoro e lavorare non sono esattamente la stessa cosa. Non è detto che chi si reca in ufficio tutti i giorni, magari anche in maniera puntuale, lavori veramente. Personalmente ho assistito a scene (tragi-comiche) sulle quali potrei tranquillamente scrivere un libro. Le aziende dovrebbero puntare più sul benessere del dipendente, offrire delle agevolazioni in termini di flessibilità oraria. Chi sta bene, lavora bene e produce. È un concetto semplice ma, a quanto pare, non per tutte le aziende.

Si parla tanto di “smart working” ma la realtà è che in Italia siamo indietro anni luce. 

Chi vuole lavorare davvero (in maniera professionale, con determinazione e buona volontà) può farlo tranquillamente anche da casa. L’home-based work qui da noi è pura fantascienza (a meno che tu non sia un privilegiato o un freelance con partita iva e conseguenti grattacapi di altro genere).

Tra delusioni e scelte inevitabili

 Nel contratto del commercio esiste un articolo (art. 57 bis) che prevede la possibilità di ottenere il part-time temporaneo (fino ai 3 anni del bambino). Se la mamma presenta la richiesta, l’azienda è tenuta ad accoglierla. Ma (e c’è sempre un “ma”) fino ad un massimo del 3% della forza lavoro. Ciò vuol dire che in un’azienda, come la mia, di 100 persone (dove il 90% sono donne) solo 3 persone possono ottenere questa agevolazione di orario. E le altre? Si attaccano. Ecco. Io mi sono dovuta attaccare.

Se anche tu sei in bilico e non hai scelta, ricordati che c’è anche la possibilità di licenziarsi entro l’anno del bambino. Chi si dimette prima che il bimbo abbia compiuto 1 anno ha diritto a richiedere, per un determinato periodo, l’indennità di disoccupazione Naspi (secondo quanto previsto dall’art.54 D.Lgs n.151/2001 modificato dall’art.4 comma 16 della Legge 28.06.12 n.92). Lo so, è una magra (anzi magrissima e temporanea) “consolazione”.

Quando una mamma deve scegliere tra lavoro e figli. Perché nel 2017?

photo credits: Ryan McGuire

Per me è stata una scelta difficile, molto sofferta ma a volte, purtroppo come nel mio caso, inevitabile. La mia azienda si trovava a (quasi) 80Km da casa e questa distanza non mi ha mai agevolata. Anni ed anni di pendolarismo, di alzatacce all’alba, di treni presi al volo (con i polmoni in mano per le corse da centometrista mancata), di viaggi in piedi (hai presente la situazione dei treni regionali italiani?), di gente maleducata, di scioperi, freddo, caldo, gioie ed incazzature. Anni di sacrifici fatti con il cuore. 

Tutto questo per che cosa? Per ritrovarsi con un pugno di mosche in mano. 

Perché una mamma deve essere costretta a rinunciare (ai figli o al lavoro)?

 La domanda che mi tormenta, ormai da tempo, è questa: perché una mamma deve scegliere tra lavoro e figli? Perché nel 2017 le aziende non sono in grado di abbandonare quella struttura prettamente maschilista che le accomuna, offrendo invece delle alternative plausibili alle neo-mamme?

Credo che il fattore fondamentale sia la libertà. Una madre deve potersi sentire libera di scegliere. E, ad oggi, questa libertà non ci è concessa.

 Quando ti trovi ad un bivio, vieni travolta da un uragano di emozioni (positive e negative). Un consiglio da chi ci è passata? Fai ciò che ti senti di fare, sempre. Le strade percorribili sono tante ma ciascuna di noi deve poter trovare serenamente la sua, senza sentirsi inadeguata.

L’esercito delle mamme “creatrici di opportunità”

Pensavo di essere l’unica ad aver avuto questo problema, invece ho incontrato (anche virtualmente) moltissime mamme che hanno dovuto affrontare problematiche simili alle mie. Mamme che si sono rimboccate le maniche ed hanno trasformato quell’ostacolo in opportunità. Mamme che hanno fatto, ad esempio, del loro hobby un lavoro vero e proprio (penso, ad esempio, alle bravissime Katy di Dodò-teté o Elena di Mostracci ma avrei decine di donne da citare).

Quando una mamma deve scegliere tra lavoro e figli. Perché nel 2017?

  Ho letto di mamme che, nonostante le delusioni, non si sono date per vinte ed hanno tirato fuori la grinta che non sapevano nemmeno di possedere. Leggere storie come, ad esempio, quella di Priscilla ti danno la carica giusta per riscattarti, per riprenderti uno spazio tuo, nel quale darti da fare per riprendere in mano la tua vita.

Come si dice: “Quando si chiude una porta, si apre un portone“. Chissà che questa non sia proprio l’occasione per rinascere, per ripartire con qualcosa di nuovo, per provare a realizzare un sogno, per mettere in cantiere nuovi progetti.

  Dobbiamo avere più fiducia in noi stesse, qualcosa di buono succederà (ed essendo diventate mamme, una cosa buona è già successa!).

Nel 2017 dovrebbe essere naturale poter conciliare lavoro e maternità senza dover fare lo scatolone ed uscire dall’ufficio dalla porta di emergenza. Non credi?

Uno Stato che possa realmente definirsi tale dovrebbe poter restituire alle madri il controllo delle proprie vite.

 Non chiediamo la luna ma solo di poter trascorrere con i nostri figli del tempo (di qualità) e di poter, allo stesso tempo, andare avanti con il nostro lavoro. Ho letto molti articoli di mamme che hanno dovuto lasciare tutto e (re)inventarsi (bella, ad esempio, la riflessione di Giovanna).

Quando una mamma deve scegliere tra lavoro e figli. Perché nel 2017?

Care aziende, troviamo armonia ed equilibrio tra lavoro e famiglia

Care aziende (italiane e non) perché non puntiamo maggiormente alla motivazione del dipendente? Perché non cerchiamo di mirare all’ottimizzazione dei tempi per raggiungere i vostri obiettivi di produttività? Perché non iniziamo a ragionare ed intraprendere la via del work-life balance? Non si vive di solo lavoro e non ci si può iniziare a godere la vita negli anni della pensione (che, tra l’altro, la mia generazione non avrà mai!). (Ri)dateci le nostre vite!

 Il lavoro non è un luogo, ma una attività.

Care aziende, non penalizzate le mamme (e le donne in generale). Non fate di tutto per tagliarle fuori dal mondo del lavoro. Non create dei prototipi di gente insoddisfatta perché costretta (sì, costretta!) a lavorare full-time e a dover rinunciare a tante cose, tra cui vedere/crescere/veder crescere i propri figli.  

 Vogliamo solo creare un buon futuro per i nostri figli, ma vogliamo farlo per loro e, soprattutto, con loro. È chiedere troppo?

Alessandra Voto© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata 

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