14 dicembre 2017

Solitude: L’ultima guardiana di Francesca Maggi

Pubblicato in WOR(L)DS LIBRI

Solitude: L’ultima guardiana di Francesca Maggi è un fantasy young adult dalla trama accattivante. Scopriamola!

La trama

Thea ha lunghi capelli neri, un cappuccio scuro sempre calato sulla fronte e non ama andare a scuola. Ne ha cambiate parecchie, ultimamente, a causa del lavoro dei suoi genitori. È la scusa che accampa nell’ufficio della sua nuova preside, che l’ammette all’anno scolastico non senza riserve, in completo di tweed e sguardo indagatore. Thea Jacobs è in realtà una giovane guardiana della Terra: deve preservare il pianeta dal disequilibrio tra bene e male ed è in guerra con le ombre scatenate dall’ira vendicativa di Aimon, discendente delle forze di Caos. È in pericolo: i nemici hanno fatto piazza pulita dei suoi compagni guardiani e lei deve fuggire, o la Terra ne subirà amare conseguenze. Intorno, anche le ultime persone care vengono meno e Thea rimane sola, fatta eccezione per Lucas, il suo compagno di banco. È un umano così mediocre… le fa una corte spietata e le è sempre fra i piedi. Colta in flagrante nell’atto di uccidere un nemico sotto mentite spoglie, Thea non ha più alternative e decide di coinvolgere il ragazzo in un’avventura che li porterà a scoprire mondi paralleli aldilà di ogni immaginazione. Salti spazio-temporali, portali magici, creature alate di innata bellezza aspettano i due compagni di scuola, così diversi eppure così vicini, entrambi alla ricerca del vero senso dell’amore e in balìa di quei poteri tutti umani che ognuno di noi possiede ma che nessuno mai si rende conto di avere.

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Chi è Thea?

Thea varcò l’atrio d’ingresso a testa bassa, fissando i suoi jeans neri strappati all’altezza del ginocchio. Era la sesta scuola che cambiava negli ultimi due anni, e sapeva che non sarebbe stata l’ultima. Ripensando a tutto quello che le era capitato, si chiese se scappare di città in città fosse davvero l’unico modo per sopravvivere: era stanca di dover ricominciare da capo ogni volta. Dalla morte dei suoi genitori non aveva fatto altro.

Si mescolò alla fiumana di ragazzini del primo anno, ancora eccitati per l’inizio della loro nuova avventura e curiosi di scoprire cosa avesse in serbo per loro la scuola superiore. Vide nei loro occhi ambizioni, aspirazioni, obiettivi. In lei, al contrario, non c’era nulla di tutto ciò: solo il profondo desiderio che tutto terminasse il prima possibile. Osservò il corridoio piastrellato malamente, così simile a quello di tutte le altre scuole che aveva frequentato. I muri ingialliti, le porte delle aule piene di scarabocchi, e le bidelle già con quell’aria annoiata e malinconica che non avrebbe potuto che accentuarsi nel corso dell’anno.

Con le mani nella grande tasca della felpa, anch’essa rigorosamente nera, Thea si diresse verso la presidenza sperando che nessuno la notasse. I lunghi capelli neri uscivano dal cappuccio calato sopra la fronte.

Entrò quando mancavano pochi minuti all’inizio delle lezioni, convinta che questo avrebbe costretto la preside ad accelerare i tempi: non sopportava l’interrogatorio che precedeva ogni sua iscrizione a scuola. Le avrebbero fatto domande sulla sua vita, sulla sua famiglia e sui motivi che l’avevano costretta a trasferirsi di continuo. E lei come sempre avrebbe dovuto mentire.

«Thea Jacobs» disse la preside, sistemandosi gli occhiali a punta sulla cima del naso.

Thea alzò la testa, abbassò il cappuccio e annuì. «Sono io» rispose.

Maria Thompson fissò quella curiosa ragazza, all’apparenza ribelle e alternativa ma con il viso di una principessa: i lineamenti nobili, la pelle che ricordava la porcellana e gli occhi azzurri, profondi e intensi. «Seguimi» disse la donna.

La Thompson era alta, più della media, e la sua andatura ciondolante le dava un aspetto precario e instabile. Amava indossare vecchi tailleur di tweed nella convinzione che la rendessero più autoritaria; in realtà, riuscivano solo a scatenare l’ilarità degli studenti. Quel giorno, sotto la giacca, portava una camicia bianca con un grande fiocco al collo che faceva sembrare il suo viso spento e spigoloso. Si sedette goffamente alla scrivania, e con un gesto invitò Thea a fare altrettanto.

La presidenza era arredata in modo semplice ed essenziale. Dietro il tavolo erano appesi alcuni attestati e vecchi articoli di giornale, tutti risalenti ad almeno dieci anni prima.

“River Creek migliore scuola della contea.”

“Il Wisconsin premia River Creek, orgoglio del Mid-West.”

Thea si chiese se fosse stata l’attuale preside a porre fine agli anni di gloria di quella scuola dispersa nel nulla.

La Thompson iniziò a sfogliare il fascicolo della nuova arrivata, interrompendo di tanto in tanto il silenzio con un sonoro “hmmm”, sollevando appena lo sguardo. Thea teneva la testa bassa, inspirando ed espirando profondamente. Quando la preside terminò la lettura dovevano essere passati sì e no pochi minuti, ma a Thea parve fosse trascorsa un’eternità.

«Vedo che hai cambiato moltissime scuole negli ultimi anni. Posso chiederti il motivo?» le domandò la donna, abbassando gli occhiali e abbandonandoli al collo, appesi alla catenella.

«I miei viaggiano molto» rispose Thea senza scomporsi «e così devo cambiare spesso scuola e città.»

«Davvero? E cosa fanno?» replicò lei.

«Consulenza aziendale. Salvano società in difficoltà, o qualcosa del genere. Sa, di preciso non lo so, non è che mi interessi molto a quello che fanno i miei» disse Thea, convinta che quella fosse la risposta che ogni ragazza di sedici anni avrebbe dato a una domanda sul lavoro dei propri genitori.

«Capisco. Qui mi segnalano che sei stata coinvolta in diverse risse. Vieni descritta come arrogante e violenta. Sei sicura che non sia questo il motivo che ha spinto i tuoi genitori a farti cambiare scuola?»

«Non sono affatto violenta» rispose Thea. «Non sopporto i bulli. Ho sempre difeso chi non poteva difendersi da solo, tutto qui.»

La Thompson aveva avuto a che fare con gli adolescenti per tutta la vita, e ormai sapeva quando le veniva nascosta la verità. Una parte di lei avrebbe voluto trovare una scusa per non ammettere Thea a scuola, ma alla fine cedette.

«Domani dovrai portarmi tutti i documenti firmati dai tuoi genitori» disse infine.

«Assolutamente, non ne dubiti.»

Thea, la protagonista di Solitude: L’ultima guardiana, è una ragazza che è stata costretta a crescere in fretta e assumersi delle responsabilità che una sedicenne, sebbene semidea e guardiana dell’equilibrio dei mondi, normalmente non si sarebbe mai presa. Ha perduto tutta la sua famiglia, i suoi amici, e da due anni si deve nascondere sulla Terra mischiandosi alla gente comune, i protetti, sperando che i suoi nemici non la trovino. Se lei dovesse morire sarebbe la fine.

Thea potrebbe apparire come una dura, insensibile, controllata, ma in realtà non vorrebbe altro che la sua vita tornasse quella di un tempo. La corazza che si è costruita addosso è la conseguenza di grandi dolori e sofferenze. Via via che la storia si sviluppa, il suo comportamento a tratti potrebbe apparire in contrasto con quello che ci si aspetterebbe da lei, ma è voluto. Quante volte un adolescente si ritrova a ignorare il cervello per seguire il cuore e l’istinto? Thea non è poi così diversa da tutti gli altri ragazzi e ragazze della sua età, e l’autrice ci teneva che questo aspetto del suo carattere emergesse e mutasse nell’arco del romanzo e dei libri successivi.

Il primo a crearle qualche problema sarà Lucas, un semplice protetto conosciuto a scuola. E proprio il suo essere protetto sarà causa di non pochi dilemmi. Thea sa che i suoi genitori non avrebbero mai approvato, e inoltre i legami tra guardiani e protetti non sono ammessi dal Consiglio Supremo. Perché andarsi a complicare ulteriormente la vita?

Carta d’identità di Thea

Thea (Thea Jacobs sulla Terra)

Età: 16 anni

Luogo di nascita: Agorà Terrestre

Caratteristiche fisiche: capelli corvini (biondi quando torna in possesso dei suoi poteri), occhi di ghiaccio, pelle liscia e candida.

Arma: spada e pugnali

Colore preferito: nero

Piatto preferito: pancakes

Il Blogtour

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