11 Giugno 2018

Post sponsorizzati: tra #ad e questioni di trasparenza

Cerchiamo insieme di fare chiarezza

Pubblicato in WOR(L)DS SOCIAL MEDIA

Post sponsorizzati: tra #ad e questioni di trasparenza

Alcuni giorni fa parlavo con un’amica della questione post sponsorizzati. Abbiamo discusso sulla veridicità di questo tipo di post e sulla possibilità di ricavarne informazioni utili per la nostra vita. La sua idea era piuttosto confusa sull’argomento. Mi ha confessato di non amare questo tipo di post perché, spesso e volentieri, celati dietro a dei racconti palesemente fasulli o creati ad arte per sponsorizzare in maniera occulta un prodotto. Come darle torto? Chi vorrebbe leggere una storiella pensando che sia veritiera e poi scoprire, a metà strada, che si tratta di mero lucro? Lo scetticismo dei lettori spesso è causato da una mancanza di chiarezza e sincerità da parte di chi crea i contenuti.

Reale utilità o mero lucro?

Io penso sia tutta una questione di trasparenza. Cerchiamo di chiarire insieme alcuni punti, per fare luce su questo argomento (a volte) spinoso. Tutte le attività di natura promozionale devono essere riconosciute e riconoscibili, per non ingannare la tua community. 

Alcuni preferiscono rovinarsi la reputazione per “promuovere” un prodotto o servizio? È una scelta personale. E spesso la differenza tra lo svolgere una professione con serietà e praticare un hobby passa anche da lì. 

Contenuti in linea con la propria personalità

Scrivo qui da (lontano) gennaio 2013, cercando di mantenere sempre un profilo editoriale pulito, parlando di prodotti/servizi/eventi/iniziative solo se in linea con la mia personalità. In definitiva parlo di quel prodotto perché ne parlerei anche se non venissi pagata da quel brand.

Faccio un esempio stupidissimo, giusto per capirci. Non mi vedrete mai parlare di tavole da surf: perché sono pigra, non abito in California, sono poco sportiva e, semplicemente, non mi interessano. Anche se l’azienda X mi scrivesse proponendomi fior di quattrini per scrivere un articolo sponsorizzato sulle loro fighissime tavole da surf, non accetterei e basta. 

   Io credo sia importante tenere a mente la responsabilità morale (e professionale) che sta alla base dello scrivere sul web. Dall’altra parte ci sono persone vere, reali ed in quanto tali, vanno rispettate.

Lavorare sempre con correttezza e (la giusta dose di) ambizione sì, ma svendersi mai

Ci sono invece blogger e influencer che parlerebbero di qualsiasi cosa pur di guadagnare. Ora, va bene portare a casa la pagnotta (anche se, a meno che tu non sia Chiara Ferragni, che è ormai un’imprenditrice di successo, o poche altre, ti assicuro che con il solo blogging è difficilissimo portarsi a casa la pagnotta giornaliera), ma perché snaturarsi? Perché rendersi poco credibili o, addirittura, ridicoli? 

Post sponsorizzato / #AD : indicare sempre se si tratta di una collaborazione remunerata

Altro punto importantissimo: il mio lettore deve sapere se quello che sta leggendo è un post sponsorizzato. Lo trovo più corretto, più trasparente. Non ho bisogno di nascondermi, non ce ne sarebbe motivo. Meglio fare sempre tutto alla luce del sole. Non amo la pubblicità occulta (in TV, sul web e ovunque). Preferisco che ci sia scritto chiaramente: “Messaggio promozionale“. Ciò non significa che quel disclaimer inficerà la mia opinione su quel blogger. Al contrario sarò sicura di potermi fidare di quella persona, perché fa tutto alla luce del sole.

   Per questo sul post che condividiamo sui Social o sull’articolo che pubblichiamo sul nostro sito, è indispensabile aggiungere l’hashtag di riferimento #ad che sta per #advertising (ma va benissimo anche #sponsored oppure #Postsponsorizzato ecc.). Insomma ci sono molte formule per indicare che l’azienda o agenzia in questione ci ha offerto un compenso per parlare di quel determinato prodotto/servizio.

  Questi hashtag (o disclaimer) non devono essere occultati nei commenti o tra altre decine di hashtag, ma devono essere ben visibili (in genere vanno inseriti nella caption e nei primi 3 hashtag) affinché non ci siano dubbi o informazioni incomplete per il lettore.

Negli USA, dove le attività di blogging/Influencer/ecc. sono riconosciute come attività professionali a tutti gli effetti, la FTC (Federal Trade Commission) ha richiesto a queste figure di divulgare sempre esplicitamente le relazioni con un’azienda ogni volta che esiste una “connessione materiale” con tale attività (questa connessione può includere qualsiasi cosa: dall’essere pagati al ricevere un prodotto in regalo).

Source: Federal Trade Commission

Source: Federal Trade Commission

In realtà Instagram ha da tempo aggiunto anche la possibilità di “taggare”  in modo chiaro e inequivocabile il brand che ha sponsorizzato quel post. In Italia questo “tag” di partnership viene utilizzato pochissimo (forse proprio per la mancanza di una normativa chiara) o comunque solo da Influencer di un certo calibro o personaggi pubblici (molti dei quali con account gestiti direttamente dalle agenzie).

Post con prodotti offerti

Lo stesso discorso vale anche nel caso in cui un brand o agenzia decida di omaggiarti con i suoi prodotti, per conoscere la tua opinione su di essi (quindi senza una remunerazione o una fee, come vogliamo chiamarla). Anche in questo caso va condivisa la propria esperienza in maniera trasparente: io provo un prodotto/servizio, ne parlo in totale libertà e lo indico al mio lettore. Andrebbe sempre indicato un disclaimer, un hashtag come #ProdottoOfferto, #Gifted, ecc. Io parlo in maniera genuina di quel prodotto/servizio, ma il mio lettore non deve pensare che mi sia caduto tra le mani in maniera del tutto casuale, non lo trovo corretto.

   Tutte le aziende o agenzie serie devono ovviamente lasciare il blogger/Influencer/ecc. libero di parlare in completa autonomia di quella esperienza diretta con il prodotto, offrendo il proprio feedback (positivo o negativo). Possono fornire un brief con delle linee guida sulle caratteristiche del prodotto o su quali aspetti soffermarsi durante il proprio “test di prodotto”, ma non possono in alcun modo influenzare o direzionare l’opinione di colui che andrà a redigere il contenuto. Questo vale per qualsiasi tipo di prodotto/servizio testato e “sperimentato”.

Post sponsorizzati: tra #ad e questioni di trasparenza

Veridicità dell’opinione presentata

La veridicità del commento sul prodotto/servizio proposto è quindi di fondamentale importanza. Se sono una persona onesta, anche se mi hanno pagato o mi hanno regalato il prodotto, metterò in luce tutte le sfaccettature di quel prodotto/servizio (quindi anche eventuali lati negativi o da migliorare). Già, perché questo lavoro è utile per le aziende, non solo perché si mostra il loro prodotto/servizio a migliaia di lettori, ma anche per valutare quella che io chiamo la “risposta sul campo” ovvero eventuali migliorie da apportare (per quanto un prodotto possa essere perfetto, ci sono sempre margini di miglioramento).

Chi mi segue da tempo lo sa, nel mio piccolo ho sempre voluto essere chiara, specificando sempre i post sponsorizzati (o anche quelli nei quali ricevo prodotti omaggio dalle aziende). Credo sia corretto: io offro chiarezza ai miei lettori e pretendo chiarezza quando apro siti o blog come lettrice.

  Concordo con Sonia Grispo quando dice: “Veniamo pagati per come utilizziamo le nostre parole, per come comunichiamo, non perché svendiamo il nostro pensiero. “

Le norme del buon blogger/Influencer/Youtuber, ecc.

Chi si affaccia al mondo del blogging e del marketing in generale, forse non sa che esistono delle norme che regolano le attività di Digital PR e Influencer Marketing. Tali norme indicate anche dal WOMMI (Word of Mouth Marketing Italia) sono:

  • onestà dell’identità : presentarsi o presentare il prodotto/servizio in maniera trasparente
  • onestà dell’opinione : lasciare gli interlocutori liberi di avere una propria opinione sull’argomento trattato
  • onestà della relazione : dichiarare le finalità dell’attività che stiamo portando avanti (se si tratta di una campagna di marketing il lettore deve saperlo)
Le norme del buon Blogger/Influencer/Youtuber...? Onestà dell'identità, onestà dell'opinione, onestà della relazione. Share on X

Come dicevamo, in qualsiasi campagna di digital marketing seria, la seeding strategy prevede che il blogger/influencer/instagramer/ecc. coinvolto non venga in alcun modo influenzato, ma che, al contrario, venga sempre lasciato libero di esprimere la propria opinione (positiva o negativa) e che possa diffonderla (attraverso i giusti contenuti e sempre con educazione e rispetto) attraverso i propri canali. Questo significa costruirsi un’immagine, un’autorità in un determinato settore. In soldoni significa metterci (o rimetterci) la faccia. Autorevolezza e credibilità, ecco due parole chiave.

   Sebbene qualcosa si stia muovendo (anche l’Antitrust sta prendendo in esame la trasparenza dell’Influencer Marketing), in attesa di norme ad hoc e regole strutturate, direi che seguire il buonsenso non può che aiutare questo processo. Camuffare messaggi promozionali sotto forma di post poco chiari, non farà altro che peggiorare il punto di vista del consumatore, portandolo a non fidarsi più di nulla e di nessuno.

A mio avviso i punti cardine di questo tipo di comunicazione sono:

  • sincerità, onestà
  • correttezza e rispetto
  • totale assenza di presunzione
  • autenticità
  • consapevolezza nel sapere che dall’altra parte dello schermo ci sono persone e non automi. Persone in carne ed ossa, in grado di capire e valutare.

Parola d’ordine: selezionare!

Voglio sbattermi oltre ogni ragionevole aspettativa per condividere ciò in cui credo e non cumuli di immondizia gettata a caso in un post. Ci sono quelli che pubblicano contenuti tutti i giorni (chapeau!). Vorrei poterlo fare anch’io ma, al momento, non ho ore a sufficienza a mia disposizione durante una giornata. Così mi impegno nella scrematura, nella selezione; rifiutando le proposte di collaborazione indecenti e puntando solo su ciò che mi fa stare bene e che mi offre spunti di riflessione. E lo condivido qui, nel mio angolino digital, nella speranza che possa essere un valido consiglio anche per chi mi legge.

Cosa ne pensi? Lascia un commento

   Rimango in attesa di conoscere il tuo punto di vista su questo argomento!

Alessandra Voto

© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata 

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