4 novembre 2016

Anna e l’uomo delle rondini di Gavriel Savit

Pubblicato in Recensioni

La guerra fa sparire molte cose: oggetti, case, amicizie, affetti. Tutto viene coperto da un pesante strato di polvere e detriti. Talvolta, quella guerra, fa sparire anche le persone. Anna ha perso il suo papà, smarrito anch’esso in quella nuvola confusa di gente che scappa senza sapere bene dove fuggire. Proprio lui, quel papà che le aveva insegnato, quasi per gioco, molte lingue ed i lati piacevoli della vita.

  Anna si trova spaesata. Certo, è dotata di grande spirito d’osservazione che affinerà nel corso del suo viaggio, ma tutto ciò sembra non bastare. Abituata a dare importanza alle parole, tenta, con grande curiosità, di comprendere ciò che sta accadendo intorno a lei. Dopotutto è solo una bambina.

Anna e l'uomo delle rondini di Gavriel Savit

Sola sulla strada trafficata, circondata da gente noncurante, Anna si guarda attorno e vede lui. Un uomo alto, magro, l’Uomo delle rodini. Sarà lui a prendere Anna con sé, insegnandole una nuova lingua, una sorta di idioma in codice che solo loro due possono decifrare.  Inizieranno un cammino per fuggire da una Cracovia che subisce le prime avvisaglie di quella che sarà una delle più sanguinose guerre di tutti i tempi.

L’esistenza che aveva costruito con l’Uomo delle rodini era imperniata proprio sul valore dell’insufficienza. Tutto era meglio di niente.

✓  Sotto le bombe ed il fragore dei combattimenti, nessun posto è sicuro. La missione è quella di passare inosservati e di arrivare vivi fino a sera. L’uomo delle rondini, grazie alla sua saggezza, sarà abilissimo nel guidare Anna tra i posti di blocco dei soldati, facendole vivere questi momenti come un compito ricreativo, intrattenendola con statagemmi giocosi, destreggiandosi con abilità in un mondo ostile, che non ha pietà per nessuno.

I Lupi e gli Orsi non sono affatto esseri umani e , se darai loro un solo motivo per farti del male, lo faranno e basta. Sono qui perché vogliono che il mondo sia popolato da belve come loro. Devono liberare pià spazio possibile, e lo fanno sbarazzandosi delle persone.

Mentre i tedeschi ed i sovietici invadono la Polonia, loro due camminano e camminano. Nel freddo procedono senza sosta verso nessuna meta prestabilita. I loro passi nella neve sono sordi, senza rumore. Tutto è ovattato. La guerra sembra essere lontana da quell’innocenza infantile che si legge negli occhi di Anna e dei suoi soli sette anni.

 Anna e l’uomo delle rondini di Gavriel Savit racconta le atrocità della storia attraverso gli occhi ingenui ed innocenti dell’infanzia. Tutto è filtrato attraverso quella semplicità tipica dei bambini. Non c’è il giudizio tormentato dell’aduto. È come se Anna passeggiasse tra i sentieri di un bosco delle favole, nel quale è facile perdere l’orientamento, abitato da lupi ed orsi. Ma qui siamo nelle realtà: la guerra e le bombe non sono finzione e quelle “belve” esistono davvero ed hanno fucili al posto degli artigli. Le minacce sono ovunque e non è mai possibile abbassare la guardia. L'intelligenza vince sempre sulle bombe

Sebbene il contesto di guerra non sia la condizione migliore per crescere, Anna fa del suo meglio per rispettare le regole imposte dall’uomo delle rondini. Avere un amico ed una guida è fondamentale in una situazione di incertezza come questa, nella quale la tristezza spesso prende il sopravvento. Anna è una bambina che si nasconde dai mandanti di una guerra della quale non conosce nemmeno le motivazioni.

È colpa loro, Annuccia mia, non tua. Cercare di capire come va il mondo senza l’aiuto dei bambini è come cercare di fare il pane senza il lievito.

Anna pone (e si pone) tante domande e la sua intelligenza, troppo acuta per lasciarsi sopraffarre dalla malvagità, si affina giorno dopo giorno. Ma non sempre è possibile trovare una logica negli eventi; non sempre si trovano le risposte a quelle domande. In questo romanzo d’esordio, l’autore fa emergere la necessità e la complessità del raccontare un evento drammatico come la guerra ai più giovani.

  Come si può spiegare la guerra ad un bambino? Ci sono troppe variabili, troppi sacrifici e fardelli pesantissimi da sopportare per le piccole spalle di un bimbo. 

L’autore disegna con attenzione le mille difficoltà di una bimba alle prese con problemi nuovi e inaspettati. È un romanzo dai mille contrasti: ricco di dolore e dolcezza, di barbarie e delicatezza. È una lettura forte che produce sentimenti opposti, dalla rabbia alla tenerezza, dal rancore alla solidarietà, con un finale inaspettato che segna una rivincita  sulla vita e sulla prepotenza dell’uomo.

La prospettiva di morire lì, in quel momento, nel buio della notte non le piaceva.  Non c’era un motivo preciso; semplicemente odiava troppo la crudeltà del mondo per lasciare che avesse la meglio su di lei.

  Leggendo questo libro si corre il rischio di avere una tremenda voglia di abbracciare quella giovane protagonista, di stringerla a sé, tutelandola da quel mondo ostile che la circonda. Non c’è dubbio, Anna resta nel cuore.

Quello di Anna sarà un cammino difficilissimo, tortuoso; una lezione di vita importante che le permetterà di crescere e varcare i confini (verso paesi nuovi e nuove stagioni della vita) trovando la giusta direzione ed il coraggio di andare sempre avanti. Proprio come le rodini che, volando alte e libere, si dirigono verso rotte sconosciute in quella porzione di cielo dove non ci sono più nuvole.

La conoscenza è anche una specie di morte. Il dubbio racchiude tutta la potenza dell’universo vivente. Allo stesso modo, la conoscenza è inerte e improduttiva. I dubbi, le domande valgono assai più delle risposte e non vanno quasi mai in malora. Se continuerai a cercare domande, non perderai mai la strada giusta.

Alessandra Voto© L’angolino di Ale – Riproduzione riservata 

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